Decadente, cordiale e umana

 

Sono stati due bravi maestri dell’Accademia Dni, http://dni-tango.com/, da cui ho preso lezioni di tango a Locarno, a darmi lo spunto per tornare a Buenos Aires.

 

Dni, che opera da molti anni, è diretta da Dana Frigoli. E dell’Accademia mi piace il carattere di novità e freschezza che trasmette. Anche perché ancora oggi, quando ballo, mi sento ancorato a vecchie strutture, a volte mi sento goffo. 
Come nella vita ho bisogno di condividere un tango con una persona “indipendente” e capace di fare davvero coppia con me, in un continuo scambio dare-avere. Ecco un assaggio della loro linea d’approccio al tango, proiettata al futuro: 

 

 

 

 

E’ già il tassista che mi porta all’appartamento a darmi il primo assaggio del calore umano che qui a Buenos Aires deborda. E’ una metropoli, ci si aspetterebbe una certa indifferenza, se non diffidenza, e invece tutti sono pronti a darti una mano quando ti vedono in difficoltà, hai bisogno di un’informazione, cerchi un luogo da raggiungere. Entri in un bar e quando dici: “Grazie” la risposta usuale è: “No por favor”. 
Sono tutti molto disponibili e ti dedicano tutto il tempo che vuoi. 

 

A un semaforo della grande Avenida 9 de Julio, sotto l’obelisco, un signore accanto mi chiede di dove sono. “Italia”. E lui: “Que lindo, anche i miei genitori venivano dall’Italia, erano calabresi”. Ed una signora intromettendosi gentilmente: “Scusate, anche i miei nonni venivano dall’Italia, dal Friuli”. E in un attimo si forma un crocchio di 5 persone che vogliono sentir parlare della loro terra d’origine.
Voglion sapere di come è adesso e capisci quanto sono ancora strettamente legati alle loro origini. “Un caro saluto a la bella Italia”, è la frase finale, tra strette di mano e saluti amichevoli.

 

In Argentina è tutto è più grande e gli spazi sono enormi. Ricchezza e povertà estrema si scontrano quasi dappertutto. Il benestante è protetto dalla polizia in ogni luogo possibile: all’entrata dei ristoranti, lungo le vie dei quartieri bene. I poveri, e sono tantissimi, occupano gli spazi più belli per dormire e ripararsi dal freddo, avvolgendosi in stracci su letti di cartone.
Quando rientro il mattino dalla milonga spesso trovo persone che stanno dormendo nell’androne, prima del portone d’entrata. Non è bello andare a dormire pensando che tu sei nel letto e giù c’è la miseria.

 

 

francesco el actor

 

 

Nelle milonghe di Buenos Aires non aspettatevi grandi saloni di ballo. Anche nei più belli, come la Confiteria ideal, si respira una certa aria di decadenza, di un tempo che fu prospero ed ora non lo è più, e da molto.
Avete presente Pig Pen il bambino che non si lava mai della serie di Linus?
Questi locali sono così portano con se il segno dei tempi. Ecco che però il tango, col suo calore umano e la sua passione, li trasforma.

 

In milonga molti uomini sono vestiti come negli anni Quaranta, un po’ disordinati, anche spettinati, leggermente piegati dagli anni o erosi da stillicidi di lotte sostenute per la sopravvivenza un po’ incerta di questi luoghi. Tanti, inaspettatamente, sono giovanissimi. E danno grandi prospettive future al tango. Con il mundial di tango a Buenos Aires sono arrivate decine di coppie fantastiche che affollano la pista. Un incanto vederli ballare. Bello vedere i diversi stili proposti. La differenza sostanziale tra le coppie non è nello stile ma fra chi balla bene, con naturalezza, eleganza ed intesa e chi no. 

 

L’abbraccio e la musica ti inondano e quando parte una tanda subito è rotear di miradas finché la dama dice sì con lo sguardo. Si balla.

 

Ti regalo questo video in esclusiva:
23/08/2015

 

 

 

 

 

 

Alejandra Mantignan y Danilo Maddalena en la milonga Viva La Pepa – Club Malcom 
Buenos Aires